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Ospedale di Nardò: l'accelerata del comitato presieduto da Roberto Filograna

NARDO' - Questo comitato fa veramente sul serio. Ecco, completa, la lettera inviata al presidente Nichi Vendola. In più il cadeau del ricorso al Tar presentato dal Comune di Nardò e la possibile prossima denuncia alla procura.

Il Comitato di Salute Civica "Spes Civium"-Nardò comunica che, dopo averlo fortemente perorato, ha ottenuto dal Commissario Prefettizio Dr Giovanni d'Onofrio, la presentazione di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), contro il ridimensionamento dello storico Ospedale "S.Giuseppe – Sambiasi" di Nardò, previsto dal Piano di Rientro Sanitario della Regione Puglia. Tale ricorso per ottenere l'annullamento, previo sospensiva, del predetto Piano di Rientro, è stato presentato venerdì, 26.01.2011.

Il Comitato di Salute Civica "Spes Civium" sta valutando di avviare ulteriori iniziative giudiziarie in difesa del diritto alla salute, costituzionalmente garantito, di tutti i cittadini ed utenti dell'Ospedale "S.Giuseppe – Sambiasi" d Nardò.

Per una precisa, chiara e puntuale informazione dei cittadini di Nardò sulle iniziative assunte ed in via di assunzione da parte del Comitato di Salute Civica "Spes Civium", ente apolitico e apartitico legittimamente costituito, si precisa che tali iniziative non vanno confuse con altre analoghe e recenti assunte da altro Comitato Cittadino non denominato.

Dr Roberto Filograna

(Pres. Comit. di Salute civica "Spes Civium" – Nardò)

Lettera aperta sul depotenziamento e successiva chiusura dell'Ospedale "S.Giuseppe – Sambiasi" di Nardò.

Io sottoscritto dr Roberto Filograna, in qualità di presidente pro tempore del Comitato di Salute Civica "Spes Civium" di Nardò ed in quanto a ciò in nome e per conto di circa 7000 sostenitori firmatari e, moralmente, dell'intera cittadinanza di Nardò, rivolgo alla S.V., per il tramite di questa lettera aperta alla conoscenza di tutti, l'accorata istanza perché Ella impedisca il depotenziamento dell'Ospedale "S.Giuseppe-Sambiasi" di Nardò, che con la chiusura delle Unità Operative di Chirurgia, Ortopedia e Geriatria, ricadrebbe al di sotto della soglia di sopravvivenza, con la sua successiva chiusura o, al più, riconversione in una non meglio identificata casa della salute.

Dallo scorso settembre, il Comitato ha intrapreso un'azione di impegno civile per salvare l'Ospedale di Nardò dal depotenziamento previsto dal Piano di Rientro. Di tutte le iniziative a tale scopo intraprese è stata data informazione alla Sua Persona o direttamente o tramite l'Assessorato Reg. alla Salute, o tramite la ASL di Lecce. In ogni caso sono sempre stati fatti dei comunicati stampa. Non abbiamo mai avuto, però, una risposta, neanche interlocutoria, da parte delle Autorità Sanitarie interpellate.

L'operato del Comitato è stato sempre indirizzato, al di fuori di qualunque logica campanilistica, a dimostrare le ragioni chiare, logiche, legittime e conformi al principio della giustizia sociale e del rispetto delle regole del vivere civile, che dimostrano quanto errate ed inique siano le disposizioni previste dal Piano di Rientro che penalizzano l'Ospedale di Nardò e di conseguenza la salute del suo vastissimo bacino di utenza, pur comprendendo e facendosi carico di affrontare la difficile congiuntura economica in cui versa la nostra società pugliese.

Riportiamo di seguito alcune di queste ragioni innanzi menzionate:

- La città di Nardò, per popolazione (circa 32.000 ab. e con una densità di 164 ab./kmq) ed estensione territoriale (circa 200,00 kmq), è il secondo centro dopo Lecce e il suo bacino d'utenza va ben oltre il territorio dei comuni limitrofi e fin dal XIV secolo è dotata di un Ospedale al servizio della sua popolazione.

- I vicinissimi comuni limitrofi di Galatone (16.000 ab., densità 344 ab./Kmq) e Seclì (circa 2.000 ab., densità 247 ab./kmq), posti rispettivamente a 3 e 5 Km, dall'Ospedale, rappresentano, da sempre, insieme alle frazioni di S. Maria al Bagno, Santa Caterina, S. Isidoro, Villaggio Resta, Villagio Boncore, Villagio S. Chiara, Cenate, Mondo Nuovo, con l'ex frazione di Porto Cesareo (ora Comune autonomo), una storica utenza che, da sempre, ha fatto utile riferimento all'Ospedale di Nardò.

- La popolazione del territorio, secondo per estensione nella provincia, triplica numericamente nel periodo estivo, per il grande afflusso dei turisti nelle marine, superando notevolmente i 200.000 abitanti.

- Le popolose marine producono nel periodo estivo continue emergenze chirurgiche ed ortopediche che rendono assolutamente indispensabile il ricorso al nosocomio (v. altissimo numero di pazienti ricorsi ai Pronto Soccorso estivi).

- Costante è la presenza di un cospicuo numero di extracomunitari, soprattutto, nel periodo della raccolta delle angurie e dei pomodori.

- L'età geriatrica e la presenza, non irrilevante, di una utenza indigente, che si troverebbe inesorabilmente nell'impossibilità di raggiungere qualsiasi altro presidio ospedaliero a causa di una pressoché inesistente rete di collegamenti di trasporto extraurbano, producono una domanda di salute e di assistenza, proporzionale all'entità della popolazione, seconda per numero nella provincia, dopo il capoluogo.

- L'Ospedale di Nardò, completamente ristrutturato negli ultimi anni, con spese non indifferenti per i contribuenti (vedi l'ultimo appalto di circa 3 milioni di Euro, per realizzare adeguamenti a norma), risulta adeguato alle norme di sicurezza vigenti.

- Sul territorio di Nardò, grava il triste primato della maggiore incidenza registrata nella regione delle malattie neoplastiche (tumori del polmone, della mammella, della cervice uterina e del colon), desunta dal tasso di ospedalizzazione per dette patologie, registrato dalle stesse Autorità Sanitarie Regionali, per gli anni 2001-2008.

Per quale ragione si decide di depotenziare l'Ospedale di Nardò, soprattutto nei reparti chirurgici, quando sulla popolazione del suo territorio incombe tale grave e preoccupante primato di incidenza neoplastica?

- Il bacino di utenza dell'Ospedale di Nardò, con l'apporto dei comuni vicini e circostanti raggiunge e supera ampiamente il numero delle 200.000 unità, soprattutto nel periodo estivo. Tale bacino però non è dotato di un'efficiente Medicina del Territorio che sia in grado di soddisfare la sua domanda di salute.

- Con gli attuali 103 posti letto in dotazione dell'Ospedale di Nardò, il rapporto posti letto/abitanti, è pari a 2,19 p.l. ogni 1000 abitanti, se si considera la sola popolazione di Nardò più quella di Galatone ( circa 48.000 ab.) ed è quindi ben al di sotto del 4 x 1000 previsto dal piano di riordino. Qualora, poi, l'Ospedale dovesse perdere i posti letto di Chirurgia e Ortopedia, così come previsto dal Piano di Rientro, il rapporto posti letto ogni 1000 ab. scenderebbe ad un ridicolo valore di 1,23.

Ed ancora che fine faranno i 10 posti letto di Dialisi oggi perfettamente attivi (dei 12 esistenti) ed assolutamente indispensabili per coprire almeno in parte la più grande utenza di pazienti con grave insufficienza renale?

- Con il depotenziamento o la chiusura dell'Ospedale di Nardò, gli ospedali attivi circostanti, già ora al limite delle loro possibilità, con lunghe liste d'attesa, rischiano la paralisi e il collasso per sovraccarico di richieste.

- Già nel settembre del 2010 i Medici di Famiglia dei Comuni di Nardò, Seclì e Galatone hanno redatto e sottoscritto un comunicato stampa per protestare contro il depotenziamento e probabile chiusura dell'Ospedale di Nardò, chiedendone anzi il suo potenziamento, necessario per far fronte alla domanda di salute ed assistenza proveniente dal territorio. Peraltro, la prospettata chiusura dei reparti chirurgici e della geriatria fa facilmente prevedere, per i Medici di Medicina Generale, un aumento della mole di lavoro, al di sopra delle concepibili possibilità, con ambulatori affollati anche per coprire le urgenze chirurgiche di primo intervento e per una maggiore richiesta di accessi domiciliari. Dura la prova che attenderebbe i Medici di Famiglia su cui, oggi, fa quasi esclusivo affidamento la medicina territoriale.

- Già nello scorso autunno le organizzazioni sindacali del personale medico e paramedico del nosocomio neretino hanno protestato per il preannunciato depotenziamento dell'Ospedale di Nardò. Anche tali organizzazioni non sono mai state consultate o coinvolte nella valutazione o scelta, ma nemmeno conoscitivamente, dei criteri adottati nel taglio dei posti letto ospedalieri.

- Vero è che l'Ospedale di Nardò ha subito da anni e subisce tuttora un depauperamento progressivo di reparti e servizi. Ma che senso ha avuto il propagandato progetto di potenziare l'Ospedale neritino, sbandierato nel Piano Attuativo Locale (PAL) collegato col Piano Regionale di Salute 2008-2010?

- E se può essere un criterio per tagliare i posti letto il tasso di utilizzo dei reparti chirurgici, perché l'Ospedale di Nardò perde tali reparti quando presenta un tasso di utilizzo maggiore di quelli di Galatina e Gallipoli, pur utilizzando due sole sale operatorie, con numero ridotto di operatori e di sedute settimanali ? ( vedi reports ufficiali del tasso di utilizzo nel 2008, per detti Ospedali, riportati nell'Accordo stralcio per i Servizi di Anestesia e Rianimazione per il 2010, nella ASL di Lecce).

- Quale giustificazione hanno le politiche interne di primari che trasferiscono i servizi in altro Ospedale e di burocrati che avallano o quanto meno non contrastano tali orientamenti decisionali?

Alla luce di quanto sopra non si comprende bene per quale motivo debbano invece essere salvati e/o potenziati, a discapito di Nardò, gli Ospedali vicini (dei quali sono tutti da verificare i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente) ed in primis Copertino, giacché per i principi sopra enunciati una società civile, o che si ritiene tale, istituisce e produce servizi là dove è maggiore la domanda, legata esclusivamente all'entità numerica della popolazione presente sul territorio. Né è proponibile che anche per una assistenza di base ci si debba sottoporre a pellegrinaggi della salute.

In ogni caso, nell'accettazione di un qualsiasi piano di riordino ospedaliero che preveda tagli per il contenimento della spesa sanitaria regionale, è assolutamente necessario fare riferimento ed adottare criteri che siano comprensibili e condivisi perché rispondenti ai principi di equità e giustizia sociale.

Per tutti i motivi sopra esposti, il Comitato di salute Civica "Spes Civium" da me rappresentato, chiede alla S.V. di riconsiderare il prospettato depotenziamento dell'Ospedale "S. Giuseppe-Sambiasi" di Nardò, facendosi interprete del principio di profonda giustizia sociale insito nel favorevole accoglimento di questa istanza di tutto il popolo neretino.

 

Dr Roberto Filograna

(Pres. Com. Sal. Civica "Spes Civium")

 

fonte: portadimare.it