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Rimedi e Cure Naturali

Pannolini lavabili per inquinare di meno

IPannolini lavabilil pannolino usa e getta è un’innovazione relativamente nuova, diventato norma solo nelle ultime generazioni. Per millenni i genitori hanno usato fasce di stoffa per la pulizia dei loro bambini o addirittura niente. Oggi siamo fortunati ad avere i pannolini lavabili, che sono facili da usare, igienici e molto meglio per la salute del bambino e per l’ambiente, parola di Paladino dell'Ambiente.

Perché usare i pannolini lavabili?

PER PROTEGGERE IL NOSTRO PIANETA Oggi nessuno può negare che l’ambiente è in uno stato critico: le risorse non-rinnovabili non dureranno per sempre. Per produrre pannolini usati da un solo bambino, in un anno si impiegano circa 560 litri di olio, 130 kg di plastica, 200-400 kg di polpa di legno, e quantità enormi di acqua ed energia.

Secondo uno studio inglese degli anni ‘90, in confronto con un pannolino lavabile, la produzione di un solo pannolino usa e getta utilizza:

  • 2,3 volte più acqua

  • 3,5 volte più energia

  • 8,3 volte più materiali non-rinnovabili

  • 90 volte materiali rinnovabili

  • da 4 a 30 volte più terra per far crescere le piante da cui si ricavano i materiali.

Occorre tener presente che ad ogni cambio di pannolino quelle risorse vengono letteralmente buttate via, mentre un pannolino lavabile viene utilizzato centinaia di volte. Un pannolino usa e getta consuma il 70% di energia in più di un pannolino lavabile per ogni cambio. I pannolini vengono poi venduti in imballi di plastica: altri rifiuti.

I pannolini usa e getta contribuiscono in modo significativo anche alla crisi delle discariche. Consideriamo che nel primo anno di vita un solo bambino usa una media di 8 pannolini al giorno, il secondo anno 6 pannolini ed il terzo anno 4, quindi 6.570 pannolini in tre anni. Ciascun bambino quindi contribuisce 1.095 kg di pannolini sporchi alle discariche. Stiamo parlando di PIU’ DI UNA TONNELLATA!! Solo nell’anno 2008 sono nati 576 mila bambini in Italia, secondo l’Istat. Dunque 630.720 TONNELLATE di pannolini usa e getta sono adagiati nelle discariche, SOLO PER I BAMBINI NATI IN UN ANNO in una sola nazione del mondo (peraltro la meno prolifica…).

Non sarebbe tanto grave se si trattasse di materiali biodegradabili, ma la realtà è che i pannolini usa e getta impiegano 500 anni per decomporsi. Circa 15 generazioni. I tessuti dei pannolini lavabili invece (con l’eccezione dell’unico strato di tessuto impermeabile), dopo centinaia di usi, sono riciclabili e biodegradabili.

In più, i pannolini usa e getta contengono componenti chimici che, oltre a poter essere dannosi per la salute, una volta divenuti rifiuti vengono assorbiti dalla terra ed entrano nelle falde acquifere, e prima o poi tornano a noi.

I pannolini che buttiamo nella spazzatura contengono le evaquazioni del bambino. Mentre la cacca degli erbivori, ad esempio degli asini o degli uccelli, è comunemente usata come concime ed arricchisce la terra, quella dei carnivori (come noi) contiene dei virus che possono contaminare le falde acquifere o gli insetti e così essere ritrasmessi ad umani ed animali. Perciò i bisognini si devono smaltire nei wc per poi essere trattati correttamente.

PER SALVAGUARDARE LA SALUTE Le sostanze chimiche contenute negli usa e getta, prima di finire nelle discariche a contaminare la terra e l’acqua, stanno a contatto con la pelle morbida e sensibile del culetto del bambino. La maggior parte di quelle sostanze servono solo ad aumentare le capacità di assorbimento del pannolino: ma lasciare un pannolino umido a contatto con la pelle per dei tempi prolungati può provocare irritazioni cutanei ed infezioni batteriche.

PER RISPARMIARE I COSTI. I pannolini lavabili, richiedono un investimento maggiore all’inizio, ma consideriamo un attimo i costi dei pannolini usa e getta, se una confezione media contiene 24 pannolini usa e getta e costa €7 e, come abbiamo già detto, un bambino usa una media di 6.570 pannolini nei primi tre anni di vita, arriviamo ad un costo di €1.905,30, diciamo oltre €2000 se usiamo anche le salviette umide per la pulizia. Le marche più costose arrivano anche a cifre più alte.

Il costo dei pannolini lavabili sarà di centinaia di euro in meno e, riutilizzando gli stessi pannolini per un secondo bimbo, il costo si dimezzerà. I pannolini possono essere utilizzati per almeno tre bambini, se usati con cura.

Demistificando i preconcetti sui pannolini lavabili:

1. E’ difficile far indossare pannolini lavabili ai bambini. I pannolini lavabili sono evoluti dai tempi dei nostri nonni e genitori, sono semplicissimi da usare.

2. Ci vuole tanto tempo per lavare i pannolini. Per fortuna abbiamo quasi tutti una lavatrice a disposizione: si mettono dentro, scegli il programma, e poi si stendono. Ci vuole sicuramente più tempo per andare, di corsa, a cercare la farmacia di turno, quando ti rendi conto di aver finito i pannolini usa e getta. Mettendo in lavatrice, a 60°C con un prelavaggio, pulisci i pannolini lavabili accuratamente, eliminando i batteri. Si può anche aggiungere un po’ di Napisan, o altro additivo disinfettante, ma non è necessario.

3. Mio figlio va al nido e quindi non potrà usare pannolini lavabili. I pannolini tutto-in-uno cucicucicoo si usano come quelli usa e getta. Se spieghi alle maestre che potranno semplicemente mettere i pannolini sporchi in una normale busta di plastica per restituirteli.

4. I pannolini lavabili non assorbono tanto quanto i pannolini usa e getta. I pannolini usa e getta assorbono tanto grazie a tanti prodotti chimici, assenti nei pannolini lavabili. Mentre è vero che i pannolini lavabili assorbono bene, ma comunque è necessario effettuare il cambio un poco più spesso di quegli altri. Ma c’è da ricordare che fa molto male al culetto del bimbo tenere un pannolino pieno di liquidi addosso per molte ore, quindi è comunque un bene cambiarlo più spesso.

Un neonato sporca moltissimi pannolini, in media 10 al giorno, mentre i bambini più grandi, che mangiano cibi solidi, sporcano molto di meno. Quindi consiglio 25 pannolini di taglia S (3-6 kg), 15 di taglia M (4-9 kg), 15 di taglia L (7-18 kg) e 10 di taglia XL (11-25 kg). Potrebbe non essere necessario l’acquisto della taglia XL se il tuo bimbo comincia presto ad usare il vasino o se è di corporatura esile.

Con queste quantità si dovrà fare il bucato ogni due o tre giorni. Se ne compri un numero maggiore, si dovranno lavare meno spesso e dureranno ancora più a lungo.

Come si lavano i pannolini lavabili? Ci sono due modi per lavare i pannolini lavabili. Esiste il metodo chiamato “dry pail,” cioè secchio asciutto, in cui si mettono salviette e pannolini sporchi in un secchio di plastica con un coperchio che si chiude a scatto. Quando è pieno, bisogna mettere il contenuto direttamente in lavatrice e ogni due o tre svuotamenti sciacquare l'interno del secchio e farlo asciugare all'aria.

L’altro metodo si chiama “wet pail,” cioè secchio bagnato, in cui si riempie il secchio di acqua (e facoltativamente bicarbonato) per fare in modo che il contenuto rimanga bagnato. Questo metodo elimina gli odori più efficacemente e spreca meno acqua.

Se c’è la cacca, è meglio buttarla nel wc prima di depositare il pannolino nel secchio. Le cacche dei bambini più grandi sono più dure e di solito si staccano dal pannolino e cadono nel wc senza dover fare nient’altro. Se la cacca è più liquida, come nel caso di neonati, si può sciacquare il pannolino nel bidet, usare la carta igienica per togliere il grosso, o tenere una spazzola per la pulizia del wc apposto per raschiarla via.
I pannolini vanno lavati da soli senza altri indumenti, a 60°C, caldo abbastanza per uccidere i batteri senza troppo spreco di energia. Non dimenticare di fare un prelavaggio senza detersivo, sempre in lavatrice, in modo da sciacquare prima il grosso dello sporco. Non utilizzare troppo detersivo ed aggiungere un additivo anti-calcare in presenza di acqua dura, per evitare accumulazioni sulla stoffa che diminuiscono la capacità di assorbenza; anche l’uso di ammorbidente e di molta crema per il culetto riducono queste capacità.

E' consigliabile stendere i pannolini ad asciugare al sole per eliminare meglio le macchie e eventuali odori sgradevoli.

 Fonte: Nestore Paladino dell'ambiente

 

Ayurveda: l'arte di vivere e guarire con la Natura

L'ayurveda è una medicina millenaria, che ha alla sua base conoscenze filosofiche ed erboristiche molto sofisticate che affondano nei Veda, i testi della cultura religiosa di base dell'induismo.
Il medico ayurvedico è un maestro di vita, uno yogi che affronta e ascolta il paziente come individuo nella sua totalità, nella sua esistenza, nei suoi rapporti col mondo e con le persone che ha intorno. Non esiste la malattia. Esiste la persona. Questo tipo di maestri, che si tramandano direttamente, di generazione in generazione, gli insegnamenti, sta scomparendo anche nell'India più marginale, quella dei villaggi. Pan Nalin, un grande regista indiano, ha raccontato in un documentario, ora disponibile anche in Italia, l'approccio che la medicina tradizionale indiana, l'ayurveda, ha nei confronti della malattia.
Il viaggio di Pan Nalin è in un certo senso un viaggio nostalgico e di denuncia che mette in bella mostra quanta conoscenza medica e umana stia svanendo con l'avanzare dell'occidentalizzazione del mondo e dei sistemi medici allopatici che l'accompagnano.
Nella maggior parte dei casi, quello che in Occidente abbiamo importato dell'ayurveda non ha nulla a che fare con la capacità semplice che, in India, questi medici della “scienza della vita” hanno di ridare la salute e la fiducia a pazienti di ogni sorta.
L'ayurveda millenario che qui viene ripreso è quello che cura i bimbi con malformazioni fisiche che la medicina ufficiale ha abbandonato, i casi di cancro ormai disperati, le patologie croniche degli anziani, il diabete e molte altre malattie degenerative considerate normalmente incurabili.

Quello che balza agli occhi è la vastità e la profondità delle conoscenze di questi umili “personaggi”: erbe, minerali, tecniche yoga, tecniche psicologiche, manipolazioni, stimolazione dei punti vitali e delle correnti energetiche, massaggi ecc. Un bagaglio che è stato possibile accumulare solo in secoli di studio e trasmissione fidata da maestro ad allievo. E fa tristezza sentire la testimonianza di alcuni dei pochi maestri ayurvedici rimasti rimpiangere il fatto che non esiste quasi più nessuno che sia in grado di conoscere, ad esempio, l'uso delle pietre per la cura di determinate malattie o quello dei marma, i punti vitali del corpo, con cui si può addirittura giungere a immobilizzare un uomo, oltre che a farlo muovere se in difficoltà motoria (o anche a fargli perdere conoscenza con semplici pressioni mirate delle dita).
Le immagini e i dialoghi scorrono lenti in questo documentario che disvela una fotografia e una colonna sonora decisamente coinvolgenti. Il risultato è che si respira una calma e un'atmosfera di fiduciosa serenità. La malattia, nemmeno la più grave, non è vissuta come un evento tragico o come un incidente di percorso che distrugge l'esistenza. Tutto fa parte della vita e della natura e in essa è possibile trovare le soluzioni appropriate. Non esistono problemi insormontabili se c'è fede, pratica costante e vita semplice. Potrebbe sembrare tutto falsamente idilliaco, ma dopo la visione di questa testimonianza è abbastanza palese e incontrovertibile che si possa dire che abbiamo perso molto in questa “evoluzione” tecnologica che ha caratterizzato l'uomo occidentale. Quell'uomo che ha rinunciato alla natura per costruirsi il suo regno tra plastica e cemento dove ogni giorno corre sempre più veloce per riuscire a fare ancora più cose. “Vita da bianchi” come dicono con felice sintesi in Burkina Faso.
Ma la natura è ancora il regno sconosciuto che ci può nutrire e guarire. La perdita della riflessione quotidiana sul senso dell'esistenza e sui valori per cui vale la pena viverla, che caratterizza l'uomo moderno, impedisce nel concreto il superamento della sofferenza e reprime l'apprezzamento della propria vita generando un senso di devastazione psicologica che credo sia la malattia che maggiormente assilla gli umani oggi. L'ayurveda non è semplicemente una scienza medica ma un'arte di vivere, uno stile di vita che ci permette di sentirci inseriti in un continuum con tutti gli elementi della natura, facendo scomparire la nostra solitudine e ridandoci speranza. E questo è di importanza vitale perché come dice la citazione che chiude il documentario: «La speranza è il mezzo attraverso cui la natura ci permette di sopravvivere affinché possiamo scoprire la natura stessa». Ossia il senso dell'esistere e l'infinità della conoscenza. Perché, dice sempre l'ayurveda, i maggiori fattori che possono generare la malattia sono connessi con l'intelligenza umana e i suoi errori. Lo stress psichico è oggi una delle maggiori cause di malattie. E ricordiamo che i medici, che sarebbero coloro che dovrebbero ovviare a questa epidemia di stress, sono anche coloro che ne soffrono di più dato che sono il secondo gruppo in Occidente con il tasso di alcolismo e suicidio più alti: un dato spiega abbastanza bene come siamo messi. Altro che maestri di vita.

 
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