L'Aloe, tra le molte piante di questo Pianeta, vanta sicuramente una affascinante storia millenaria testimoniata da molti testi antichi che ne documentano l'uso e le caratteristiche terapeutiche.
Definita pianta dell'immortalità dagli antichi Egizi, essa veniva piantata presso l'entrata delle piramidi per indicare il cammino dei Faraoni verso la terra dei morti. Usata anche come ingrediente nella preparazione di sostanze per l'imbalsamazione, come nel caso del Faraone Ramses II, l'Aloe, sia in Egitto sia nell'antica Mesopotamia, era coltivata soprattutto ad uso terapeutico. Sempre gli antichi Egizi, inventori del clistere, la utilizzavano come enteroclisma purgante associandola ad altre erbe. Persino la Bibbia fa riferimento più volte a questa pianta. Gli antichi Assiri ingerivano il succo di Sibaru o Siburu (Aloe) per risolvere i disagi dovuti all'ingestione e alla formazione di gas intestinali. Nella cultura Maya, l'Hunpeckin-ci (Aloe) era considerato un meraviglioso rimedio per il mal di testa. Il succo si preparava in infusione e veniva bevuta diluito con acqua, mentre le donne Maya strofinavano il gel (dal forte gusto amaro) sui seni per imporre lo svezzamento ai loro bambini (Roys, Ralph L., 1931, "The Ethnobotany of the Maya"). Nel 1° secolo a.C., sia Dioscoride, medico greco al servizio dell'Impero Romano, che Plinio il Vecchio, autore del famoso trattato "Historia Naturalis", descrivevano gli usi terapeutici del succo d'Aloe per curare ferite, disturbi di stomaco, stipsi, punture d'insetto, mal di testa, calvizie, irritazioni della pelle, problemi orali ed altri disagi. Cristoforo Colombo, durante il viaggio verso il Nuovo Mondo, annotò nel suo diario: "Todo està bien, hay Aloe a bordo". E' indubbio che diverse civiltà e vari popoli hanno attribuito a questa pianta anche poteri "magici", "superstiziosi" ed "esoterici"; ad esempio, secondo un testo cuneiforme accadico di oltre 4000 anni fa, posta davanti all'ingresso di molte case, in particolar modo di nuova costruzione, essa assicurava lunga vita e prosperità ai suoi residenti. Ancora oggi, in Egitto è considerata protettrice e portatrice di felicità se collocata presso le abitazioni.
Questo breve tracciato storico dimostra come l'Aloe, da oltre quattromila anni, faccia parte della medicina popolare nella storia dell'umanità. Ai nostri giorni, dopo essere stata relegata ad un posto di second'ordine, a causa di un uso generalizzato dei farmaci moderni, l'Aloe è tornata a far parlare di sé e in particolar modo a partire dal 1851, quando due ricercatori, Smith e Stenhouse, isolarono un principio attivo con proprietà lassative che essi chiamarono Aloina; ma fu soltanto nel 1935 - anno in cui Creston Collins e suo figlio rivelarono in un rapporto divenuto poi celebre il possibile utilizzo dell'Aloe per sopperire agli effetti devastanti delle radiazioni - che molti scienziati presero in considerazione uno studio più approfondito di questa miracolosa pianta.
Quando, poi, il farmacista texano Bill Coats, alla fine degli anni '50, riuscì a stabilizzare la polpa con un procedimento naturale, si aprirono, infine, le porte alla commercializzazione ad uso industriale di prodotti a base d'Aloe.
Nel 1950 il dottor G.W. Reynolds classificò almeno 350 specie di Aloe ed oggi si contano oltre 600 varietà di piante del genere Aloe della famiglia delle Liliacee, ora più precisamente classificate come Aloaceae. 125 specie sono state catalogate solo nel Sud Africa. Il suo ceppo d'origine va ricercato in Africa da dove fu poi distribuita in tutto il mondo (Reynolds 1966). Il suo habitat è tipico delle zone aride e desertiche e può raggiungere altezze che variano dai pochi centimetri ai venti metri, secondo la specie. Il termine Aloe ("Allo eh" in arabo, "Halal" in ebraico, "Alo hei" in Cina, Aloe nei paesi occidentali) deriva dalla radice greca "Als" o "Alos", che significa sostanza amara, salata come l'acqua del mare.
Tra le varie e sorprendenti caratteristiche, ormai conosciute, ad uso topico ed interno dell'Aloe, non stupisce vederla classificata tra le piante domestiche antinquinanti, con la capacità di liberare ossigeno ed assorbire anidride carbonica anche di notte.
Fino ad oggi si attribuiscono all'Aloe almeno 160 ingredienti attivi naturali, con proprietà immunizzanti, nutrienti, ricostituenti, analgesiche, antiflogistiche e depurative. Il suo primario principio attivo resta ancora un mucopolisaccaride, chiamato Acemannan (Acemannano), con proprietà immunostimolanti, capace di incrementare di almeno dieci volte le attività dei macrofagi (fagociti) che distruggono le tossine e, pare, anche i tumori. L'Aloe è considerata da molti come un potente energizzante, primariamente conosciuto per la sua proprietà inibente sul dolore; infatti, applicata localmente, penetra tutti gli strati del derma, osteggiando gli enzimi che causano l'infiammazione e riducendola. Possiede un effetto antibiotico universalmente conosciuto ed è in grado di agire sul colesterolo. Ottimo epatoprotettore, pulisce e purifica il sangue nel fegato. Si è dimostrata di enorme utilità nei casi di pazienti sofferenti di AIDS e di H.I.V., migliorando la loro qualità di vita ristabilendo l'equilibrio dei linfociti T e B. In una conferenza tenuta a Bruxelles nel 1990 (Conferenza Internazionale sulla Ricerca Antivirale), alcuni ricercatori dichiarano di aver testato l'Acemannano sui gatti ammalati di leucemia felina ottenendo l'80 % delle guarigioni. Stabilizza e regola le funzioni dell'organismo, riattivando le capacità intellettuali anche in tarda età. Contiene, inoltre, almeno tre acidi antinfiammatori grassi (colesterolo, campesterol e B-sistosterol) con azione sul sistema digestivo e su importanti organi come l'intestino, lo stomaco, il colon, il fegato, i reni e il pancreas (stimolerebbe la produzione d'insulina). La presenza dell'Acido Folico, fattore vitaminico del complesso B che mantiene la pelle e i capelli sani, si è rilevata efficace nella cura delle diverse anemie. Trai componenti dell'Aloe vi è il Lupeol il quale agisce anche come antidolorifico ed è inoltre un agente antimicrobico.



